Ancora prima di assicurarsi che il Mars Rover Curiosity atterrasse sano e salvo sul suolo marziano la NASA stava già pensando al futuro, un futuro in cui non saranno più solo i robot e gli astronauti “ufficiali” a viaggiare nello spazio ma la “frontiera finale” diventerà accessibile anche alle persone comuni.
Prima del successo del Mars Rover, la NASA stava vivendo un momento di involuzione, almeno all’apparenza. La crisi economica globale aveva costretto l’amministrazione Obama a ridurre in maniera pesante i fondi per l’esplorazione spaziale e, dopo il pensionamento della flotta Shuttle, l’America, per la prima volta, non disponeva più di un mezzo proprio per portare gli astronauti in orbita e ha dovuto affidarsi agli ex grandi rivali russi e alla loro instancabile navicella Soyuz. Il tutto mentre Cina, India e la stessa Russia (3 dei 4 Paesi emergenti del gruppo BRIC) incalzavano con grandi proclami sui propri programmi aerospaziali.
Invece era solo un momento di transizione. Il successo di Curiosity ha dimostrato che l’agenzia americana é ancora la più avanzata della Terra e che é in grado di far atterrare un robot avanzatissimo senza un graffio sulla superficie marziana mentre poche settimane prima l’agenzia Russa perdeva al decollo la propria sonda Phobos-Grunt, diretta al Pianeta Rosso.
La NASA è talmente sicura di sé che ha addirittura deciso di affidarsi a dei privati americani per portare i suoi astronauti nello spazio: le tre principali aziende che operano in questo settore Space X, Sierra Nevada Corp (SNC) e Boeing hanno infatti appena ricevuto un ulteriore 1,1 miliardi di dollari per portare a compimento i propri progetti. Tra le tre navicelle commerciali del programma spaziale commerciale (CCiCap), solo il Dragon di Space X (l’azienda di Elon Musk, proprietario anche della Tesla Motors) ha già effettuato con successo un volo di prova (senza equipaggio) diventando la prima navicella spaziale commerciale ad attraccare alla Stazione Spaziale Internazionale. Ma la NASA é pronta a scommettere anche sulla validità degli altri progetti, dalla capsula CST-100 del colosso Boeing all’avveniristico DreamChaser della Sierra Nevada Corp, come si evince dai fondi elargiti e da questo video di presentazione del programma spaziale privato.
E per non correre il rischio di rimanere a piedi più a lungo se questi progetti non dovessero rivelarsi adeguati, la NASA sta ultimando anche la nuova capsula Orion, simile a quella del programma Apollo ma dotata di tutte le più moderne tecnologie aerospaziali per portare i suoi astronauti sulla Luna - e magari anche su Marte - nei prossimi anni.
Ma non si vive di sole missioni scientifiche e la prossima frontiera per lo spazio potrebbe essere quella turistica. America’s Spaceport, lo spazioporto in New Messico da cui decolleranno i volti turistici sub-orbitali della Virgin Galactic (la società fondata dal’eccentrico genio imprenditoriale Richard Branson) é quasi pronto e potrebbe essere pienamente operativo entro la fine del 2013. E, visto che si tratta di aziende private, non poteva mancare la concorrenza: nel settore, infatti, operano già sei società, con prezzi per persona che variano dai 200.000 dollari a bordo della SpaceShipTwo di Virgin Galactic ai 95.000 dollari per un posto sul Lynx di XCOR. Non così tanto per toccare il cielo con un dito.
D’altra parte il turismo spaziale potrebbe presto diventare uno dei settori trainanti dell’economia americana. In uno studio finanziato dallo stato della Florida che ospita il Kennedy Space Center della NASA, la società Tauri Group ha stimato che ci siano almeno 7.500 persone disposte a pagare quelle cifre per un viaggetto fuori dal mondo e che il volume d’affari complessivo potrebbe raggiungere 1,6 miliardi di dollari nel corso dei prossimi 10 anni.
Anche se gli USA sono avanti non c’é dubbio che Russia, India e Cina (tre dei quattro Paesi del gruppo BRIC, che significa ‘mattone” in inglese) incalzino, anche se, diversamente dagli anni della guerra fredda, non si tratta di una corsa agli armamenti - o meglio, non si tratta solo di una corsa agli armamenti – ma viene considerata dai tecnici della NASA come una competizione collaborativa globale in cui ogni stato agisce per conto proprio ma i progressi di ognuno vanno a beneficio dell’intera industria aerospaziale. La Russia ha annunciato progetti per una base lunare e una missione con equipaggio umano su Marte e, nel frattempo, ha appena lanciato la Progress 48, una navicella in grado di decollare e attraccare alla ISS nel giro di poche ore. La Cina ha da poco inviato i suoi “taikonauti” al laboratorio orbitante Tiangong 1 (Castello Celeste). La Indian Space Research Organization (ISRO) ha annunciato che invierà una sonda nell’orbita marziana per studiarne il clima mentre anche la “vecchia” Europa e la sua agenzia spaziale sono tutt’altro che tagliate fuori da questo settore: Mars Express, la sonda ESA che orbita Marte ha fornito un contributo fondamentale per l’atterraggio di Curiosity e il ruolo dei Paesi comunitari – e dell’Italia nello specifico - nella costruzione e gestione della ISS e dei vari telescopi spaziali che ci permettono di scrutare sempre più lontano tra le stelle é di assoluto primo piano. Intanto, peró, é sempre la NASA a tenere alto il faro che illumina la via nell’oscurità dello spazio interplanetario.
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