La forza di gravità dell’ammasso Abell 68 è così intensa che deforma la traiettoria dei raggi di luce della galassia sullo sfondo (indicata dalla freccia) facendola somigliare alla navicella di un famoso videogioco.
Ricordate il videogame “Space Invaders ”? Per chi non c’era negli anni ’80, all’epoca furoreggiava, un po’ come “Ruzzle” adesso: però il suo successo durò più a lungo, inizialmente nelle sale giochi, poi nelle prime consolle per videogiochi domestiche. Si doveva sparare a una flotta di astronavi aliene schierate per invadere la Terra.
Il telescopio spaziale Hubble ha fotografato un oggetto che ricorda in modo davvero sorprendente una delle navicelle spaziali che apparivano minacciosamente nel gioco, anche se disegnate con semplice e primordiale grafica. Niente paura, non è nulla del genere, nessuna invasione aliena: si tratta di un’illusione ottica. Ma che è molto importante perché corrobora le teorie sulla cosmologia e la curvatura dello spazio tempo così come ipotizzato da Einstein e poi enunciato dai suoi successori.
Il bizzarro oggetto è in realtà una normale galassia a spirale molto, molto lontana. Prospetticamente si trova dietro a un numeroso gruppo di galassie, noto come Abell 0068, anch’esso molto distante, oltre due miliardi di anni luce. Normalmente, quindi, la galassia dalla stravagante apparenza non si dovrebbe vedere, perché occultata dall’ammasso che gli sta davanti. Ma la grande massa di Abell 0068 curva letteralmente i raggi di luce proveniente dalla lontana galassia a spirale, che girano attorno all’ammasso e poi si ricongiungono, così quando raggiungono i sensori di Hubble formano l’immagine distorta che si vede nella foto. Come se fossero passati attraverso una lente deformante. Che in questo caso restituisce una sagoma che ricorda appunto le astronavi del classico videogioco dello scorso secolo. E infatti l’effetto operato dall’ammasso Abell 0068 si chiama “lente gravitazionale”.
Succede ogni volta che la luce di un oggetto situato nelle remote profondità del cosmo passa vicino a un corpo molto massiccio, come appunto un gruppo compatto di galassie, che ne devia la traiettoria prima di giungere a noi.
Gli astronomi utilizzano le lenti gravitazionali proprio per carpire i segreti più reconditi dell’universo, perché consentono di vedere oggetti ai confini del cosmo. E la scoperta della strana galassia a foggia di alieno conferma che il metodo funziona, ma soprattutto che l’attuale teoria cosmologica sull’espansione dell’universo sembra corretta.
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