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Ecco come sarà l'arrivo degli uomini su Marte

Tutti i dettagli della prima missione umana sul Pianeta Rosso, prevista per il 2040

Ecco come sarà l'arrivo degli uomini su Marte Ecco come sarà l'arrivo degli uomini su Marte
Credit: Getty

Tag:  Mars One marte panorama in edicola

Ce l’hanno detto tante volte che andremo su Marte tra una ventina d’anni, e ormai non ci credevamo quasi più. Ora però, per la prima volta, sappiamo esattamente come avverrà il viaggio (previsto per il 2040) grazie a uno studio dettagliato di una missione umana sul pianeta rosso, che Panorama anticipa.

Il chairman del rapporto è un italiano: Giancarlo Genta, professore al Politecnico di Torino. Genta e il suo gruppo sono stati incaricati dall’International academy of astronautics (Iaa) di preparare il White cosmic study. La relazione della missione su Marte sarà annunciata a gennaio, a Washington, al summit di tutte le agenzie spaziali del mondo e il Cospar, Comitato mondiale per la ricerca spaziale. Stavolta si fa sul serio. Negli ultimi 40 anni sono state lanciate su Marte una cinquantina di sonde, ma solo una su due ha avuto successo. Qualche nome: Viking, Pathfinder, Surveyor, Opportunity, Mars Espress, Nozomi, Curiosity (quella che sta attualmente esplorando il pianeta) e Maven (partita nelle scorse settimane). Le sonde hanno preparato la via verso un mondo sconosciuto, osservato da telescopi terrestri e immaginato dalla fantascienza. Anche grazie a queste missioni robotiche possiamo oggi pianificare la missione su Marte. «L’esplorazione non è soloi un’impresa scientifica, è molto di più: si esplora un territorio per conoscerlo, ma anche per farlo proprio» afferma Giancarlo Genta. «È il primo passo per creare una civiltà interplanetaria, nella quale gli uomini vivranno anche su altri corpi celesti. Solo così potremo sfuggire a quella limitatezza di risorse che mette a rischio il nostro futuro».

LA MISSIONE UMANA SU MARTE

Marte è vicino e con la tecnologia attuale è alla nostra portata. Ma ha davvero senso, in un periodo di crisi, affrontare una sfida simile? «Per prima cosa, la crisi che in Europa è ancora molto forte, non ha toccato tutti allo stesso modo e molte nazioni ne sono già uscite» risponde Genta. «Le cose sono diverse a livello globale. Negli ultimi decenni la crescita mondiale è stata notevole e pensare in grande con un progetto di alta tecnologia aiuta a uscire dalla crisi. Lo sbarco sulla Luna diede un tale impulso alla tecnologia da sostenere decenni di crescita ininterrotta. È esattamente quel tipo di investimento che potrà dare un’accelerazione alla ripresa globale». Per la realizzazione del progetto si dovrà lavorare intensamente per almeno vent’anni. Il primo passo sarà la costruzione di un razzo a propulsione nucleare, che sfrutti l’energia della fissione dei nuclei di americio.

Quando gli astronauti arriveranno su Marte, poi, dovranno trovare il necessario per la permanenza e per il viaggio di ritorno. Vanno pianificate una serie di missioni cargo, da inviare prima dello sbarco umano. Quando l’equipaggio arriverà nell’orbita marziana, troverà una capsula che lo trasporterà sulla superficie. Là ci saranno rover e sonde con tutta l’attrezzaturautile. Gliastronauti,durantelapermanenzasu Marte, dovranno proteggersi dai raggi cosmici, con la costruzione di rifugi schermati in superficie o realizzati sottoterra. Si nutriranno di cibi precotti e disidratati (che torneranno normali con l’aggiunta di acqua). Il loro lavoro consisterà nel prelevare e analizzare il materiale (rocce, terra, ghiaccio) e nel viaggiare con i rover per ricercare forme di vita, esistenti o passate, nuovi elementi e materiali preziosi. L’assenza di gravità prolungata comporta problemi per l’organismo, soprattutto ai muscoli e alla circolazione sanguigna. Ci sarà sempre un medico a bordo e dei medicinali, ma un astronauta ammalato potrebbe compromettere l’intera missione spaziale. Quella su Marte avrà rischi altissimi, ma quando riusciremo a creare strutture permanenti tutto migliorerà progressivamente.

L'ESPLORAZIONE DI CURIOSITY

Giovanni Bignami, astrofisico ed esperto di esplorazioni spaziali, crede fermamente che la prima missione su Marte non sarà l’unica: «Dopo la prima visita, utilizzando quello che abbiamo imparato e sfruttando il materiale rimasto su Marte, torneremo. La seconda volta faremo una base semipermanente, non solo un rifugio di emergenza: sarà ampia, solida, protetta e pressurizzabile. Forse ci sono tunnel di lava, come sulla Terra e sulla Luna. O comunque cavità vulcaniche, che hanno calore residuo, magari sorgenti vulcaniche sotterranee di acqua. Andranno pianificate altre esplorazioni per arrivare a una location accettabile per la nostra seconda casa su Marte».

C’è chi addirittura pensa di trasformare il deserto di Marte in una terra promessa, per la sopravvivenza a lungo termine della nostra specie. Bisognerebbe riscaldare il pianeta, dotarlo di un’atmosfera e di un campo magnetico, introdurre le prime forme di vita, insetti e piante semplici, e poi organismi complessi, piccoli mammiferi. «Tentare di “terraformare” Marte» conclude Bignami «sarebbe un’impresa di durata geologica, con tempi lunghissimi e costosissima». Per ora accontentiamoci, per così dire, di prendere possesso del pianeta rosso.

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