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Tumore al polmone: una diagnosi precoce dall'analisi del sangue

Ugo Pastorino, dell'Istituto dei tumori di Milano, racconta una rivoluzionaria sperimentazione

Tumore al polmone: una diagnosi precoce dall'analisi del sangue Tumore al polmone: una diagnosi precoce dall'analisi del sangue
(iStockphoto)
di Daniela Mattalia

Il tumore al polmone è considerato, in genere, uno "dei più cattivi" (a prognosi infausta, come si dice in linguaggio medico) perché è difficile scoprirlo in tempo utile. Quando la radiografia lo mostra, è già troppo avanzato perché le terapie facciano la differenza.

Da qualche tempo si parla molto di Tac spirale, proposta talvolta come una sorta di arma magica per sconfiggere il cancro polmonare. Il concetto è: la Tac spirale vede prima e meglio, consente quindi di intervenire in modo tempestivo e di sperare nella guarigione o in una sopravvivenza prolungata.

Ma se si approfondisce l’argomento, si scopre (come avviene spesso in medicina) che le cose sono più sfumate, più complicate o, semplicemente, non sono così. La Tac spirale non è affatto una garanzia. Servirebbe un esame più mirato, più precoce e meno invasivo (la Tac espone pur sempre alle radiazioni). Esame che oggi non esiste. Non ancora, almeno, ma ci sta lavorando all’Istituto dei tumori di Milano il gruppo diretto da Ugo Pastorino, direttore del dipartimento di chirurgia toracica.

Contro il cancro al polmone la Tac spirale non serve, così voi dite. Siamo sicuri? E perché mai?

Mi rendo conto che questa cosa fa impazzire voi giornalisti, come se, tra i medici, ci fossero due tifoserie opposte, una a  favore della Tac spirale e una contro. Vede, la Tac spirale di ultima generazione, dai 16 ai 128 strati, è uno strumento estremamente sensibile, che individua lesioni  e noduli polmonari anche molto piccoli.

E non è un bene?

Il problema è che aumentano anche, e molto, i falsi positivi. La maggioranza dei fumatori con più di 50 anni ha almeno una lesione polmonare potenzialmente sospetta. Spesso più di una. Ma noi sappiamo anche che di tutti questi casi, solo 1 su cento potrebbe davvero essere un cancro. Molto più spesso si tratta di lesioni che non si sarebbero mai evolute in cancro polmonare. Li chiamiamo tumori «indolenti», non clinicamente rilevanti perché non sarebbero mai venuti fuori. Ma la Tac spirale non differenzia tra le forme indolenti e quelle aggressive.  E questa sua incapacità, in un certo senso, sfalsa anche le stastitiche sulla sopravvivenza.

In che modo?

In alcuni studi si vede effettivamente una grande differenza, nella sopravvivenza, tra il gruppo di pazienti sottoposti a Tac spirale e gli altri. I primi sembrano vivere molto più a lungo. Ma dentro quella massa di pazienti c’è almeno un 50 per cento di portatori di lesioni sane.

Destinati quindi a sopravvivere comunque, al di là della Tac spirale.

Proprio così. Invece, quando andiamo a vedere quante persone muoiono nei due gruppi, quelli con e quelli senza Tac spirale, scopriamo che la mortalità è la stessa. Anzi, in alcuni studi sembra che in chi fa la Tac spirale ci sia una percentuale leggermente superiore di mortalità, forse dovuta alla tossicità dell’esame. Anche se sono studi da confermare. E poi c’è un altro problema.

Quale?

All’opposto dei tumori indolenti, ne esistono di molto  aggressivi, per i quali non si riesce a fare  niente. Si manifestano magari in soggetti che avevano alle spalle 5 Tac negative e poi, di colpo, si trovano già con cancro al polmone e metastasi. Non riusciamo a intercettare queste forme veloci di cancro.

E il test molecolare che avete messo a punto potrebbe cambiare le cose?

Lavoriamo su quest test da cinque anni, è al centro di uno studio, chiamato Biomild, che abbiamo appena avviato per la diagnosi precoce del tumore al polmone. E per il quale cerchiamo volontari. Il test individua nel sangue determinati microRna: sono piccole molecole che, fra le altre cose, regolano la produzione delle proteine e ne controllano i meccanismi di crescita. Dopo averne analizzate circa 400, ne abbiamo identificate una ventina specifiche per il tumore polmonare, una specie di firma molecolare del cancro al polmone.

Quindi, chi ha queste molecole nel sangue corre il rischio di ammalarsi?

Non sempre, dipende dall’equilibrio che questi microRna hanno tra loro e da quanto è alterato il loro valore. Questo nuovo esame è anche in grado di differenziare tra diversi profili di rischio. Nel nostro studio distingueremo fra tre gruppi, in base ai microRna: uno a rischio quasi zero, un altro a rischio intermedio perché con forme indolenti di tumore, e un gruppo più piccolo, ci aspettiamo che sia il 2-3 per cento, a rischio elevato.

Pazienti che verranno trattati in modo diverso, immagino.

Il primo gruppo, a rischio zero, non dovrà fare niente; il secondo dovrà ripetere l’esame l’anno successivo; e nel gruppo dove i marcatori indicano un’eventualità di tumore aggressivo e veloce, ogni due mesi verranno fatti test come  risonanza magnetica e tac spirale. Insomma, cambierà la strategia di screening: esami modulati secondo il profilo di rischio. Meno invasivi, più efficaci e anche meno costosi per la sanità.

E le prospettive di cura, come cambiano?

Potremmo in futuro agire sui microRna modificandone l’equilibrio e cercando di bloccare la malattia metastatica. Per esempio usando farmaci antagonisti di queste molecole, che proteggono dallo sviluppo del tumore.

Ha detto che per lo studio Biomild cercate volontari. Come si fa a partecipare?

Bisogna avere più di 50 anni e aver fumato per molto tempo. Comunque si possono trovare tutte le informazioni sul sito , o scrivendo a info@biomild.org. Ma va bene anche telefonare al numero verde 800 213 601. Entro la  fine dell’anno presenteremo i risultati. E speriamo di aver compiuto un passo avanti nella diagnosi precoce di questo tumore, e nella possibilità di sconfiggerlo.  

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Mentre diminuiscono i finanziamenti del Ministero alla ricerca, l'Istituto dei tumori di Milano va controcorrente: dal 2008 i finanziamenti provenienti da bandi (i cosiddetti grant) sono cresciuti da 9,4 milioni a 14,4. Segno sia della capacità di attrarre ricerca  dell'Istituto che e dell'eccellenza dei suoi studi e delle sue sperimentazioni. Del resto, l'Istituto dei tumori è stato classificato come primo centro di ricerca in Italia nel settore sanitario dello SCImago Institutions Rankings, un progetto che valuta la produzione scientifica dei centri di ricerca.

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