Se nella vita e nelle scelte di ogni giorno siete tipi da "o tutto o niente" vi sarà prima o poi capitata qualche cocente delusione. Quando chiediamo a noi stessi uno sforzo per migliorarci, è facile che non riusciamo a ottenere proprio tutto ciò che ci eravamo ripromessi. Questo vale a maggior ragione in due ambiti classici come la perdita di peso e l'esercizio fisico. Mollare se non si riesce a raggiungere l'obiettivo non è però l'unica opzione e senz'altro non rappresenta la scelta più furba. La ricerca scentifica trova continue conferme del fatto che, per quanto riguarda la salute, piccoli cambiamenti possono già fare una grande differenza.
Prendiamo il sovrappeso, autentica piaga del millennio. Quanti di voi hanno provato diete a non finire prima di arrendersi di fronte a un calo di peso considerato troppo modesto? Ebbene, uno studio appena presentato al convegno annuale dell'American Psychological Association, durante il quale si è molto dibattuto del ruolo della psicologia per superare l'epidemia di obesità che dilaga negli Stati Uniti, sostiene che perdere anche solo 9 kg può dare importanti benefici alla salute delle persone obese o in sovrappeso. E ciò che più conta è che si tratta di miglioramenti che fanno sentire il proprio effetto nell'arco di un'intera decade, anche se poi i chili persi vengono ripresi.
Tra le ricadute positive di una perdita di peso modesta (in media nell'ordine dei 6 kg) vi è la capacità di ridurre il rischio di diabete di tipo 2 in persone sovrappeso con un'alterata tolleranza al glucosio. "Perdere il 10% del proprio peso", spiega Rena Wing, tra gli autori dello studio, "cioè per esempio 9 kg in chi ne pesa 90, ha mostrato di avere un impatto a lungo termine sulle apnee notturne, l'ipertensione e la qualità della vita, oltre a rallentare il declino nella mobilità cui si assiste con l'invecchiamento".
E' sufficiente introdurre pochi cambiamenti nelle proprie abitudini per ottenere questi risultati, piccoli ma significativi. Come nel caso dell'attività fisica e del suo importante ruolo nel combattere l'osteporosi nelle donne mature. Un altro studio svolto da un team di ricercatori dell'Arabia Saudita, in pubblicazione sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, ha infatti evidenziato come il movimento nelle donne in premenopausa sia estremamente efficace nel ridurre la produzione di sclerostina, una proteina che riduce la formazione di osso, stimolando invece quella del fattore di crescita IGF-1.
La buona notizia, anche in questo caso, è che superando le due ore di attività fisica alla settimana si apprezzano già i benefici sulle ossa: livelli più bassi di sclerostina e più alti di IFG-1 rispetto alle donne che non svolgono alcuna attività. Basta poco quindi per poteggere le ossa che nelle donne tendono a perdere densità con il passare degli anni.
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