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Così l'inquinamento fa male al cervello

Le polveri sottili, di cui si conosce il ruolo nello scatenare malattie cardio-vascolari e respiratorie, sarebbero in grado di danneggiare anche le funzioni cognitive.

Così l'inquinamento fa male al cervello Così l'inquinamento fa male al cervello
Credit: http://www.flickr.com/photos/31216636@N00

Tag:  ambiente cervello inquinamento polveri-sottili salute

di Marta Buonadonna

Faticate a ricordare dove avete messo le chiavi dell'auto? Vi sentite di cattivo umore e non sapete perché? Non riuscite a imparare il nuovo codice del bancomat? Prima di dare la colpa all'età che avanza e porta via con sé memoria e buonumore, dovreste preoccuparvi dell'aria che respirate: forse è lei la vera responsabile.

L'inquinamento atmosferico da particolato (sostanze sottili che restano sospese in aria) è considerato tra i principali responsabili delle malattie che colpiscono l'apparato respiratorio come allergia, asma, bronchite, enfisema, fino ai tumori. Poco però ancora si sa dell'effetto delle polveri sottili presenti nell'aria delle grandi città sul sistema nervoso. Un gruppo di ricercatori americani dell'Università dell'Ohio ha appena pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry una ricerca che sembra aver trovato un legame tra inquinamento e alcuni tipi di disturbi cognitivi.

Gli studiosi sono giunti alla conclusione che l'esposizione prolungata al particolato sottile, come le PM 2.5 (polveri molto penetranti), può alterare la morfologia dei neuroni, l'umore e compromettere la cognizione. I ricercatori hanno sottoposto per 10 mesi due gruppi di topi alle temibili PM 2.5 e ad aria filtrata. I topi che avevano respirato PM 2.5 mostravano un umore più depressivo e avevano più difficoltà a imparare a muoversi all'interno di un percorso rispetto ai topi che avevano respirato aria filtrata.

Laura Fonken , autrice principale dello studio, e i suoi colleghi hanno verificato che l'espressione delle citochine pro-infiammatorie dell'ippocampo era più elevata nei topi sottoposti a PM 2.5 rispetto agli altri e la densità dei dendriti, ramificazioni dei neuroni, risultava minore in alcune zone del loro ippocampo.

Le dimensioni e la concentrazione del particolato utilizzato nell'esperimento simulavano i livelli delle città dei paesi emergenti, come Cina e India. Dai test comportamentali svolti sui topi dopo l'esposizione alle PM 2.5 per verificare le capacità fisiche, i riflessi motori, l'apprendimento, la memoria e le risposte emotive (come ansia e depresisone) sono emerse una neuroinfiammazione e un'alterazione della morfologia dei neuroni all'interno dell'ippocampo, che hanno un ruolo essenziale nella memoria. Questi cambiamenti potrebbero alterare il comportamento dei topi, oltre a danneggiarne le prestazioni a livello cognitivo: fanno più fatica a imparare.

I prossimi studi dovranno scoprire se questi effetti dannosi a livello neurologico registrati sui topi si verificano anche sull'uomo.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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