Avviso a tutti i cinquantenni che stanno cominciando a fare il conto alla rovescia per la pensione e non vedono l'ora di potersi stravaccare in poltrona e finalmente riposarsi: forse è il caso di ripensarci, per il bene del vostro cervello.
I risultati di un recente studio americano , riportati dal New York Times , parlano chiaro: andare in pensione è l'anticamera per la smemoratezza. E un'altra ricerca evidenzia come chi cammina almeno 10 km a settimana ha un rischio dimezzato di incorrere nella demenza in età avanzata.
"Le dimensioni del cervello diminuiscono nella tarda maturità, il che può causare problemi di memoria. I nostri risultati dovrebbero incoraggiare l'esercizio fisico negli adulti più anziani come approccio promettente per la prevenzione della demenza e della malattia di Alzheimer". Lo ha dichiarato Kirk Erickson , autore dello studio pubblicato sulla versione online della rivista dell'Accademia americana di neurologia Neurology, commentando i dati emersi dalla sua ricerca.
Per lo studio 299 persone senza alcun problema di demenza hanno registrato la distanza percorsa camminando in una settimana. Nove anni dopo gli studiosi hanno fatto delle scansioni del cervello dei partecipanti per misurarne le dimensioni. I ricercatori si sono resi conto che che coloro che avevano dichiarato di camminare all'incirca tra i 10 e i 14 km a settimana avevano un volume di materia grigia maggiore rispetto alle pesone che non camminavano altrettanto. Mentre camminare più di quella distanza non dimostrava di avere ulteriori effetti benefici.
Dopo altri quattro anni tutti i partecipanti sono stati sottoposti ad alcuni test per verificare se avessero sviluppato danni cognitivi o demenza. Il 40 per cento di loro aveva in effetti sviluppato una qualche forma di danno cognitivo. Ma gli studiosi hanno potuto rilevare che nei più grandi camminatori il rischio di andare incontro a problemi di memoria era dimezzato.
Quanto allo studio condotto negli Stati Uniti dall'Istituto nazionale per l'invecchiamento e durato 20 anni, seguito poi da analoghi sondaggi in diversi paesi europei, quello che è emerso è che c'è una relazione tra il calo di memoria e la pensione. I paesi in cui si lavora più a lungo sono infatti quelli dove si sono ottenuti i risultati migliori in un semplice test di memoria.
La prova da superare era semplice: una lista di 10 parole da ricordare immediatamente e dopo 10 minuti. Il punteggio massimo era quindi 20. Il paese che ha fatto registrare il punteggio medio migliore (11) sono gli Stati Uniti, tra i peggiori figurano invece l'Italia e la Francia (7 punti) e la Spagna (6).
Resta da chiarire se esista davvero un rapporto di causa-effetto tra la pensione e il calo di memoria. E anche ammettendo che la relazione ci sia bisognerà spiegare quali aspetti della vita lavorativa sono quelli che ci proteggono dalla demenza: i rapporti interpersonali, la maggiore attività anche fisica necessaria per recarsi in ufficio tutti i giorni, i problemi da risolvere...?
Esercizio fisico regolare e un impiego, o comunque un'attività stimolante che tenga allenato l'intelletto, sembrano comunque essere due efficaci armi di prevenzione contro la perdita di quelle facoltà senza le quali l'età della pensione può essere assai meno rosea di come ci piace immaginarla.
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