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Cinghiali radioattivi, tutta colpa di Chernobyl?

27 animali abbattuti in Valsesia presentano tracce di cesio 137 dieci volte la soglia prevista in caso di incidente nucleare

Cinghiali radioattivi, tutta colpa di Chernobyl? Cinghiali radioattivi, tutta colpa di Chernobyl?
un cinghiale in Valsesia - credits: Ansa
di Marino Petrelli

Cinghiali radioattivi in Valsesia. Tracce di cesio 137 , oltre la soglia prevista dal regolamenti in caso di incidente nucleare, sono stati infatti riscontrati dopo alcuni controlli nella lingua e nel diaframma di 27 animali che vivono nel comprensorio alpino della valle piemontese. Si tratta dello stesso isotopo radioattivo rilasciato nel 1986 dalla centrale di Chernobyl. “Questo isotopo è tipico di incidenti nucleari e l'ultimo di nostra conoscenza è quello di Chernobyl a meno che non ci hanno nascosto qualche altro incidente grave negli anni successivi - spiega a Panorama.it Maria Caramelli, direttrice dell'Istituto Zooprofilattico sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle D'Aosta -. Considerato che il cesio rimane nel terreno per trenta anni, tendo ad escludere altre ipotesi che non siano legate all'incidente del 1986”.

Ma come è stata possibile questa contaminazione? “Il cinghiale tende ad assimilare il cesio che si trova ancora nel terreno per alimentazione e non per acqua, questo significa che non è difficile per l'animale andare in profondità nel terreno e cercare cibo contaminato – aggiunge la Caramelli –. In questa zona, poi, è ancora più facile in quanto le aree verdi e la meteorologia possono portare una contaminazione maggiore rispetto ad altre zone. Per esempio, in pianura o nella provincia di Cuneo, tutti i valori sono nella norma”.

Secondo i dati forniti dai carabinieri del Noe, i risultati hanno evidenziato la presenza di un numero consistente di campioni con livelli superiori a 600 Bq/Kg, laddove Becquerel per Kilo è l'unità di misura per il cesio 137. “I valori dei campioni oscillano in un range tra 0 e 5621 Bq/Kg e 27 campioni presentano valori al di sopra dei 600 Bq/kg – spiega la direttrice -. Di tutti i campioni inviati ai vari laboratori di analisi, il 30 per cento fino adesso è risultato sopra la soglia. Ma posso assicurare che i precedenti controlli effettuati su latte e altri alimenti della zona non risultano contaminati, né che altri animali hanno valori più alti rispetto alla norma”.

Cibi non contaminati, animali ancora non contagiati tra loro, ma sempre sotto stretta osservazione. Il rischio per l'uomo invece è ancora tutto da stabilire. “Ogni cinghiale cacciato è regolarmente tracciato e tutti i cacciatori sono stati avvertiti della contaminazione – dice la direttrice del Zooprofilattico - . Qui c'è una larga tradizione di caccia al cinghiale e capita che una volta macellato si tenga l'animale per molti mesi in freezer. Il cesio è sicuramente dannoso per l'uomo, ma dipende da molti fattori, per esempio la quantità introdotta nel corpo umano e il numero di volte che si mangia. In Valsesia, non si configura un'esposizione continua, ma non si può banalizzare il problema. Non voglio creare allarmismi, ma una semplice attenzione verso la selvaggina in generale che, di per sé, è pericolosa se non controllata, a maggior ragione con una contaminazione da cesio 137”.

Il cesio 137 e' un radionuclide artificiale prodotto dalla fissione nucleare. Viene rilasciato da siti nucleari. I campioni erano stati prelevati per essere sottoposti ad una indagine sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce prevalentemente suini e cinghiali, poi la scoperta ben più grave. “Lo scrupoloso rispetto delle norme in materia di alimenti di origine animale, che deve essere un imperativo per tutti i soggetti coinvolti, permette di individuare possibili rischi per la salute pubblica – dice a Panorama.it Gaetano Penocchio, presidente della Federazione nazionale degli ordini veterinari italiani -. La tutela della salute dell'uomo, degli animali e dell'ambiente sono strettamente correlate e come Federazione siamo soddisfatti della trasparenza e della prontezza nel comunicare gli esiti dei controlli effettuati sui campioni di cinghiali. Siamo certi che dal ministero arriveranno presto le eventuali raccomandazioni sul consumo degli animali cacciati in Valsesia”.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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