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Alzheimer: da una scoperta italiana un’arma in più

L'equipe di ricercatori guidata da Francesco Cicconi è giunta a un importante risultato nella lotta all'Alzheimer

Alzheimer: da una scoperta italiana un’arma in più Alzheimer: da una scoperta italiana un’arma in più

Tag:  Alzheimer fondazione santa lucia francesco cecconi salute telethon

di Redazione
laboratorio

di Daniela Mattalia

Oggi, quando a una persona viene diagnosticato il morbo di Alzheimer (in Italia sono circa 500 mila, oltre i 60 anni), è già troppo tardi: i  farmaci tamponano parzialmente i sintomi, ma non rallentano  la  malattia. E anche la diagnosi non è poi così facile da effettuare:  servono test che analizzino il comportamento, la perdita di memoria, i  deficit cognitivi, il disorientamento. Oltre a una tac approfondita che  stabilisca, in qualche modo, l’entità del  danno cerebrale.

In un  contesto così problematico (e così frustrante per la medicina) ecco una  scoperta italiana che potrebbe aprire nuove prospettive di cure e,  soprattutto, di diagnosi precoce, con la speranza di interventi  preventivi che allontanino la malattia. Ricercatori Telethon guidati da  Francesco Cecconi, presso l’Irccs Fondazione Santa Lucia e l’Università  Tor Vergata, hanno individuato con precisione alcuni dei meccanismi  molecolari coinvolti nel processo degenerativo. «Abbiamo analizzato topi  geneticamente modificati affinché sviluppino una forma ereditaria e  precoce di Alzheimer» spiega Cecconi. «E abbiamo visto che una  particolare proteina, la caspasi 3, ha un ruolo chiave nella perdita di  connessione fra le cellule cerebrali».

Significa, in altre parole,  che nell’Alzheimer i neuroni perdono la capacità di «dialogare» tra loro  e stabilire contatti attraverso le sinapsi; e questo soprattutto in  un’area cerebrale, l’ippocampo, fondamentale nella memoria. La scoperta,  pubblicata su Nature Neuroscience, è di rilievo: «Si può pensare di  mettere a punto un sistema di diagnosi precoce dell’Alzheimer: finora  non esiste un marcatore che segnali per tempo la malattia. Un domani  invece, potrebbe essere possibile verificare i livelli della caspasi 3  nel liquido cerebrospinale, con una puntura lombare o addirittura  valutando i suoi livelli ematici. Se troppo elevato, sarebbe un segnale  d’allarme e darebbe la possibilità di intervenire per prevenire il danno  cerebrale».

Sarebbe davvero possibile? «I topi del nostro studio  sono stati trattati con inibitori della caspasi 3, e i loro sintomi sono  regrediti» risponde Cecconi. «Certo, negli esseri umani è più  complicato. Bisognerebbe mettere a punto un farmaco efficace che blocchi  l’attività di questa proteina e  sia in grado di superare la barriera  ematoencefalica che protegge il cervello. Noi abbiamo fatto un primo  passo in questa direzione». Non è detto che la strada sia breve o facile  da percorrere (nell’Alzheimer nulla lo è), ma sapere quale direzione  prendere è già molto importante.

COME DONARE

Il  17, 18 e 19 dicembre sono i giorni della maratona televisiva Telethon,  mirata alla campagna fondi per la ricerca sulle malattie rare è   possibile donare (5 o 10 euro con addebito in bolletta) telefonando o  inviando un sms al numero 45505 (attivo fino al 21 dicembre). Con carta  di credito, si può telefonare al numero verde 800.11.33.77, fino al 31  dicembre.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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