di Daniela Mattalia
Oggi, quando a una persona viene diagnosticato il morbo di Alzheimer (in Italia sono circa 500 mila, oltre i 60 anni), è già troppo tardi: i farmaci tamponano parzialmente i sintomi, ma non rallentano la malattia. E anche la diagnosi non è poi così facile da effettuare: servono test che analizzino il comportamento, la perdita di memoria, i deficit cognitivi, il disorientamento. Oltre a una tac approfondita che stabilisca, in qualche modo, l’entità del danno cerebrale.
In un contesto così problematico (e così frustrante per la medicina) ecco una scoperta italiana che potrebbe aprire nuove prospettive di cure e, soprattutto, di diagnosi precoce, con la speranza di interventi preventivi che allontanino la malattia. Ricercatori Telethon guidati da Francesco Cecconi, presso l’Irccs Fondazione Santa Lucia e l’Università Tor Vergata, hanno individuato con precisione alcuni dei meccanismi molecolari coinvolti nel processo degenerativo. «Abbiamo analizzato topi geneticamente modificati affinché sviluppino una forma ereditaria e precoce di Alzheimer» spiega Cecconi. «E abbiamo visto che una particolare proteina, la caspasi 3, ha un ruolo chiave nella perdita di connessione fra le cellule cerebrali».
Significa, in altre parole, che nell’Alzheimer i neuroni perdono la capacità di «dialogare» tra loro e stabilire contatti attraverso le sinapsi; e questo soprattutto in un’area cerebrale, l’ippocampo, fondamentale nella memoria. La scoperta, pubblicata su Nature Neuroscience, è di rilievo: «Si può pensare di mettere a punto un sistema di diagnosi precoce dell’Alzheimer: finora non esiste un marcatore che segnali per tempo la malattia. Un domani invece, potrebbe essere possibile verificare i livelli della caspasi 3 nel liquido cerebrospinale, con una puntura lombare o addirittura valutando i suoi livelli ematici. Se troppo elevato, sarebbe un segnale d’allarme e darebbe la possibilità di intervenire per prevenire il danno cerebrale».
Sarebbe davvero possibile? «I topi del nostro studio sono stati trattati con inibitori della caspasi 3, e i loro sintomi sono regrediti» risponde Cecconi. «Certo, negli esseri umani è più complicato. Bisognerebbe mettere a punto un farmaco efficace che blocchi l’attività di questa proteina e sia in grado di superare la barriera ematoencefalica che protegge il cervello. Noi abbiamo fatto un primo passo in questa direzione». Non è detto che la strada sia breve o facile da percorrere (nell’Alzheimer nulla lo è), ma sapere quale direzione prendere è già molto importante.
COME DONARE
Il 17, 18 e 19 dicembre sono i giorni della maratona televisiva Telethon, mirata alla campagna fondi per la ricerca sulle malattie rare è possibile donare (5 o 10 euro con addebito in bolletta) telefonando o inviando un sms al numero 45505 (attivo fino al 21 dicembre). Con carta di credito, si può telefonare al numero verde 800.11.33.77, fino al 31 dicembre.
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