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LUGLIO 2014

    • 30-07-2014 16:21
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    Sanità: Cgil medici su riforma Pa, manca staffetta generazionale

     

    Roma, 30 lug. (AdnKronos Salute) - "Deve esserci una differenza genetica, o di altra natura, tale da giustificare età di pensionamento differenti per dirigenti medici e dirigenti di struttura complessa, altrimenti detti primari. Perché questi ultimi possono essere mandati in pensione d'ufficio solo dopo i 68 anni, mentre gli altri dirigenti medici dopo i 65 e il resto del personale sanitario dopo i 62?". Con queste parole Massimo Cozza, segretario nazionale Fp-Cgil medici, commenta l'approvazione in Commissione Affari costituzionali di un emendamento al decreto sulla riforma della Pubblica amministrazione, oggi al voto della Camera dei deputati.

     

    "Da una nostra analisi dei dati del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato - sottolinea Cozza - risultano almeno 1.000 i primari che in seguito a questo emendamento potranno rimanere al lavoro fino ai 68 anni. Questo vuol dire che ad altri 1.000 medici verrà negato un percorso di crescita professionale. Se poi si proietta in questo scenario la media anagrafica dei medici pubblici italiani, già oltre i 53 anni, il risultato è agli antipodi di quello promesso dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia".

     

    Secondo Cozza, "si produrrà un paradossale invecchiamento del personale medico, senza per altro prevedere che eventuali risorse liberate con i pensionamenti d'ufficio siano utilizzate per assunzioni di giovani medici. Immaginiamo - conclude - che la staffetta generazionale sbandierata dalla ministra Madia a questo punto sia stata rimandata, se non definitivamente messa nel cassetto".

     

    di ADNKRONOS

    • 30-07-2014 13:53
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    Sanità: medici universitari, a rischio formazione con 'rottamazione' a 68 anni

     

    Roma, 30 lug. (AdnKronos Salute) - La Conferenza dei presidenti dei Collegi dei professori universitari dell'area medica "si oppone all'ipotesi di 'rottamazione' a 68 anni prevista nel testo del decreto legge 90/2014 sulla Pubblica amministrazione (su cui si voterà oggi la fiducia). La scelta di mandare in pensione i professori universitari e i primari non prima dei 68 anni, potrebbe eliminare una fetta di docenti e il sistema universitario andrebbe in sofferenza. Ci appelliamo ai deputati e senatori affinché rigettino norma". Ad affermarlo all'Adnkronos Salute è Alfonso Barbarisi, presidente della Conferenza dei presidenti dei Collegi dei professori universitari di area medica. Gli 'interessati' potenziali a questa norma - secondo la Conferenza - sono 8.719 docenti: 531 ricercatori, 2544 professori di seconda fascia e 5644 di prima fascia.

     

    "C'è un forte rischio - aggiunge Barbarisi - di vedere ridurre gli organici senza nessun tipo di risparmio per lo Stato. In questo modo poi mettiamo a repentaglio il ruolo formativo dell'università, perché non è vero che la rottamazione si traduce in uno svecchiamento del corpo docente o l'assunzione di giovani leve". Secondo la Conferenza, "ancora una volta si interviene in modo disorganico e all’impronta (all’interno di un decreto legge non specifico) sul sistema universitario, così centrale e fondamentale per lo sviluppo delle nuove generazioni senza tener conto del grave depauperamento degli ultimi anni del personale universitario dovuto alla situazione finanziaria ed al conseguente blocco del turn over".

     

    "Sorge il dubbio - osserva Barbarisi - che in questo modo si vuole, per ragioni finanziarie e populistiche, certamente non democratiche, sottrarre ai cittadini una delle funzioni sociali più importanti e qualificanti dello Stato: quella del diritto allo studio e alla conoscenza. Inoltre la natura facoltativa della misura - conclude - porta ulteriore disordine tra ciascuna università e all’impossibilità di una seria programmazione, che è l’unica via per una razionalizzazione della spesa".

     

    di ADNKRONOS

    • 30-07-2014 13:49
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    Sanità: Sierra Leone, morto medico anti Ebola colpito da virus

     

    Roma, 30 lug. (AdnKronos Salute) - Non ce l'ha fatta Sheik Umar Khan a vincere la sua personale battaglia contro l'Ebola. E' morto ieri a causa della febbre emorragica provocata dal virus. Il medico era diventato famoso per la sua lotta contro Ebola e dirigeva il centro clinico per le cure contro la devastante malattia a Kenema, nella Sierra Leone. Il medico - riporta il quotidiano locale 'SierraExpressMedia' - era stato ricoverato in un centro di Medici Senza Frontiere dopo essere stato contagiato la scorsa settimana e da allora ha lottato tra la vita e la morte.

     

    di ADNKRONOS

    • 30-07-2014 13:46
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    Ricerca: robot invadono Milano, 3 giorni fra pionieri di 'macchine viventi'

     

    Milano, 30 lug. (AdnKronos Salute) - Usciranno dai loro laboratori. Destinazione: Milano. La metropoli, dopo Barcellona e Londra, diventerà per tre giorni la capitale dei robot. Non macchine qualunque, ma 'piene di vita'. Team di scienziati pionieri di tutto il mondo, Italia compresa, ci lavorano da anni e sono riusciti a creare un vero e proprio ecosistema: umanoidi e quadrupedi, robot insetti, piante, pesci, microorganismi, interfacce tra sistemi artificiali e sistemi biologici. E' l'esercito delle 'Living Machines', macchine viventi, protagonista di una conferenza di tre giorni che si apre oggi al Museo nazionale della scienza e della tecnologia 'Leonardo da Vinci', per chiudersi l'1 agosto.

     

    Un evento organizzato dal consorzio europeo 'Convergent Science Network of Biomimetics and Neurotechnology' (CSNetwork), con la collaborazione dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), che è la culla di molti robot made in Italy, e il supporto del programma europeo 'Future and Emerging Technologies'. E' la natura a ispirare il lavoro di questi scienziati che ogni anno si incontrano in occasione delle conferenze Living Machines per fare il punto sui progressi del settore. Gli esperti studiano gli organismi viventi per replicarne le caratteristiche e il funzionamento in robot e sistemi artificiali, cioè in macchine viventi, e per sviluppare tecnologie che permettano la creazione di entità ibride uomo-macchina, in cui la macchina agisce a supporto o a sostituzione di strutture biologiche umane, come per esempio protesi per gli arti e per il cervello.

     

    A Milano si confronteranno scienziati di diverse discipline, al lavoro sulla definizione di tecnologie bio-mimetiche e capaci di integrarsi con gli esseri viventi. E domani sotto i riflettori finiranno diversi progetti di ricerca da tutto il mondo: dal robot per la ricerca tramite olfatto 'Gnbot' dell'Universidad autonoma de Madrid al sistema 'ippocampo sulle ruote' dell'University Pompeu Fabra di Barcellona, dalla rappresentazione interattiva del comportamento di un animat nell'ambiente (University of Sheffield) all'androide 'Face' in grado di riprodurre le espressioni facciali del Centro E. Piaggio dell'università di Pisa, dal robot con zampe multiple (Harvard Microrobotics Laboratory) al robot bipede per esperimenti sulla locomozione (Osaka University).

     

    di ADNKRONOS

    • 30-07-2014 12:30
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    Fecondazione eterologa, il decreto in 9 punti

    Il ministro della Salute ha spiegato i contenuti principali della legge che regolerà una materia controversa: donazioni volontarie, registro unico e limiti alle donazioni

    di ADNKRONOS

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    • 30-07-2014 11:33
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    Ebola: adesso l'epidemia fa paura

    Le drammatiche immagini dell'emergenza in Africa occidentale, dove il virus della febbre emorragica continua a uccidere

    di Redazione

    • 30-07-2014 9:56
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    Autotrapianto dei capelli: tra robotica e rigenerazione cellulare

    La tecnologia al servizio della calvizie: nuove tecniche derivanti dall’automazione, corroborate da interventi di Medicina rigenerativa

    • 29-07-2014 17:25
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    Ricerca: intolleranze e allergie colpiscono pelle e capelli, alimenti per 'curarli'

     

    Roma, 29 lug. (AdnKronos Salute) - Esiste una correlazione tra l’alimentazione e alcune delle più frequenti malattie della pelle e dei capelli. Una novità? Forse non proprio, ma ora il monito delle nonne 'non mangiare il salame che ti vengono i brufoli' ha trovato una giustificazione medica. A fare luce sulla questione è Fabio Rinaldi, dermatologo a Milano, presidente dell’International Hair Research Foundation e docente alla Sorbona di Parigi. Grazie a uno studio su 800 soggetti all’anno (2.360 soggetti alla fine dello studio) per 3 anni (dal 2010 al 2013), l'esperto ha evidenziato l’associazione tra l’incidenza di disturbi cutanei e abitudini alimentari alla base di questi disturbi.

     

    "L'incidenza delle allergie ad alimenti è risultata del 2,6%, dimostrando chiaramente che le forme allergiche sono decisamente inferiori a quelle date dall’intolleranza - dice Rinaldi - che ha meccanismi patologici molto diversi. Le allergie alimentari sono causa di disturbi cutanei nel 24,8 % dei soggetti che abbiamo studiato, e spesso presentano sintomi molto complessi e difficili da capire. Nella maggior parte dei soggetti intolleranti l’incidenza di disturbi dermatologici, sia per quanto riguarda le patologie della pelle che dei capelli, è del 64,3%".

     

    Le intolleranze sono più difficili da scovare delle allergie, ma è fondamentale essere consapevoli così da evitare il cibo o i cibi che danneggiano la pelle. "Nel 76,3% dei soggetti che presentano un’intolleranza abbinata a un disturbo della pelle o dei capelli, la sintomatologia cutanea si attenua o scompare all’allontanamento del cibo o dei cibi a cui i soggetti sono intolleranti. Molto significativi sono risultati i casi di intolleranza al glutine, abbinati a forme di alopecia areata e cicatriziale, o al lattosio, associati a dermatite del viso, del cuoio capelluto o delle mani, e all’acne".

     

    Curare l’alimentazione, pertanto, è importantissimo. "Abbiamo scoperto che l’alimentazione deve essere specifica a seconda dei diversi problemi di pelle e capelli, e che in questo modo si è ottenuta una diminuzione delle recidive delle diverse dermatosi nel 46,7% dei casi". L'esperto consiglia "di assumere una quantità sufficiente di amminoacidi: se l’assunzione di questi principi nutritivi è insufficiente o il loro assorbimento nell’intestino è scarso, i capelli cadono e diventano più fragili e deboli, la pelle si modifica e si ammala, le unghie si sfaldano e si rompono". Sì dunque a carni bianche, legumi, pesce e uova, attenzione, invece, agli insaccati.

     

    E ancora: "Assicurarsi di assumere abbastanza ferro e vitamine, includendo nella nostra dieta i frutti rossi, soprattutto mirtilli, ribes, fragole e lamponi, che sono ricchissimi di polifenoli e vitamine, e andrebbero consumati almeno tre volte alla settimana”. Inoltre il basilico contiene molto più ferro degli spinaci. "Molti antiossidanti fondamentali per la vita dei capelli si trovano in quello che beviamo, soprattutto tè verde, succhi o centrifugati di frutta, vino rosso, caffè. Bene il vino rosso: se un eccesso è responsabile di numerosi danni per la salute, una dose giusta ha effetti terapeutici grazie principalmente al resveratrolo. Meno bene il vino bianco che contiene, invece, quantità minime di questa sostanza".

     

    Infine "assolutamente bisogna favorire la dieta mediterranea: l’assorbimento di lipidi della dieta mediterranea è di circa il 35% delle calorie totali. Sfruttiamo, dunque, le sue caratteristiche. Vari studi dimostrano che la dieta mediterranea è ottimale per soggetti sani, per soggetti ipercolesterolemici o a rischio di malattia cardio-vascolare. È accertato, inoltre, che questa dieta è in grado di ridurre la mortalità in toto, soprattutto quella cardio-vascolare, oltre a limitare l’incidenza del cancro e della malattia di Parkinson e di Alzheimer", conclude il dermatologo.

     

    di ADNKRONOS

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