La chiave di volta per una salute migliore e una linea più gradevole è così semplice che viene la tentazione da non crederci ogni volta che lo si legge o o si sente dire. Basterebbe camminare. Tempo fa l'Organizzazione mondiale della Sanità parlava di 10.000 passi al giorno. Oggi si accontenta di suggerirne 5.000, una distanza intorno ai 3 km, a seconda della falcata. Ammesso di volersi cimentare nell'impresa, che francamente non si può proprio definire ardua, resta un problema: camminare sì, ma dove?
In città, ovviamente, dove vive o lavora la stragrande maggioranza di noi e dove è possibile integrare all'interno di una giornata piena di impegni anche l'attività fisica necessaria per mantenerci in salute, semplicemente percorrendo a piedi i tragitti quotidiani. Perché questo sia davvero praticabile, però, servono città meno inquinate, più a misura di pedone, luoghi gradevoli in cui passeggiare.
La società italiana di medicina generale (SIMG) ha da poco fatto un sondaggio sull'argomento, che ha coinvolto 4.916 intervistati a cui è stato chiesto: Come potrebbe la tua città incentivare il cammino come attività motoria quotidiana? Vanno per la maggiore, tra le risposte, l'organizzazione di tour culturali a piedi (42%), l'estesione o la creazione di aree pedonali (25%), l'aumento delle aree verdi (24%). E c'è perfino chi osa nominare l'innominabile: disincentivare l'uso dell'automobile (9%).Secondo il campione, interventi come questi avrebbero il pregio di educare al benessere le nuove generazioni (34%),migliorare la salute dei cittadini (27%) e la vivibilità delle città (19%) e consentirebbero di risparmiare i soldi spesi per la benzina (12%). Una sparuta minoranza fa notare che forse con città più verdi e meno trafficate si potrebbe incentivare anche il turismo (4%).
Meno auto significa meno inquinamento, un concetto che le città del nord Europa hanno ben presente da parecchio tempo e che alcune sono determinate a portare alle estreme conseguenze. Prendiamo ad esempio Stoccolma. La capitale svedese sorge su un arcipelago di 14 isole collegate da 57 ponti e ha saputo trovare un equilibrio vincente tra realtà urbana e paesaggio naturale. La prossima sfida è diventare una città "fuel free", cioè senza carburante, entro il 2050. Come? Il primo passo è stata l'applicazine della congestion charge, impopolare lì come ovunque quando è stata imposta, si è rivelata la chiave per far sì che il centro della città si liberasse di gran parte del traffico di auto e del relativo inquinamento. L'uso delle biciclette è aumentato a dismisura e con esso la rete ciclabile ben intrecciata con quella del trasporto pubblico.
La vera portabandiera della mobilità a due ruote è Copenhagen, che ha vinto il titolo di Green European Capital per il 2014 (nel 2010 era toccato a Stoccolma). Determinante per la sua investitura è stato tra le altre cose l'uso delle bici come mezzo di trasporto privato (si muove così per lavoro e per svago il 35% dei cittadini, e si punta ad arrivare al 50% nel 2015). Se l'inquinamento e le emissioni sono un problema i cittadini sono senz'altro parte dela soluzione: convincerli a cambiare modo di spostarsi è un tassello fondamentale. La ricompensa è assai tangibile: una migliore qualità della vita. Il Comune di Copenaghen punta a mettere tutti i propri cittadini in grado di raggiungere a piedi un'area verde o una spiaggia in meno di 15 minuti. Inutile dire che nuovi parchi nascono come funghi in città.
In un'altra capitale dove la bicicletta è il mezzo di trasporto per eccellenza, cioè Amsterdam, l'obiettivo ambizioso è quello di diventare "carbon neutral" entro il 2050 azzerando le emissioni di CO2. Uno dei progetti pilota realizzati, "The Climate Street" ha avuto per protagonista una strada del centro città, Utrechtsestraat, e ha coinvolto 120 tra piccole e medie attività che sono state sensibilizzate al concetto di sostenibilità.
La raccolta dei rifiuti affidata a veicoli elettrici, l'uso di smart meter per la gestione dell'energia, che consentivano di monitorare i consumi e i risparmi in tempo reale, l'uso di illuminazione stradale a led, quindi a basso consumo, unitamente all'invito a modificare i propri compotamenti per favorire il risparmio energetico e diminuire l'impatto delle proprie attività. Tutto questo ha dato frutti: si è conseguito un risparmio energetico pari al 9% negli esercizi commerciali coinvolti e di oltre il 36% nello spazio pubblico della strada. Le emissioni di CO2 si sono ridotte di 35 tonnellate/anno, ma coinvolgendo anche i residenti, come si ipotizzava di fare in un primo tempo, le potenzialità di abbattimento delle emissioni sono assai maggiori.
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