A circa tredici ore di volo dall’Italia, in un’insenatura dell’isola di Singapore, proprio alle porte della città omonima, è stato appena inaugurato il Marina Bay Sands , il più grande e appariscente resort del mondo.
Qualunque viaggiatore europeo, con ancora negli occhi le antiche metropoli del vecchio continente, resterebbe sorpreso nel vedere questa costruzione dalla forma davvero singolare: tre grattacieli che sostengono un’enorme nave.
Quando ci si trova di sotto e si seguono con gli occhi i profili degli edifici che s’innalzano verso il cielo, lo sguardo sembra perdersi all’infinito. Dapprima inclinate di ventisei gradi, al ventitreesimo piano le facciate di ogni grattacielo proseguono parallelamente fino a culminare nel “roof garden”, un capolavoro architettonico che ospita ristoranti, bar, giardini, un migliaio di piante, tra cui 250 alberi e decine di bouganville, una piscina di 150 metri, un’oasi tropicale e punti di osservazione sullo skyline di Singapore e sul Mar Cinese meridionale. I tre grattacieli comprendono tre Hotel per un totale di circa tremila camere e suite, alcune dotate di maggiordomi, grandi quanto appartamenti di medie dimensioni. Attraversando la strada, una delle arterie principali di Singapore, il resort del Marina bay Sands prosegue con una base di cinque piani di spazio per mostre e convention, una sala da ballo di circa ottomila metri quadri, un’area di 6600 posti a tavola, un casinò, centinaia di negozi, cinque ristoranti, due teatri e un museo della scienza.
Secondo una stima della London School of Economics , entro il 2050 il 75 per cento della popolazione del mondo vivrà nelle città, contro il 50 per cento di oggi. Già adesso la popolazione di Londra cresce a un ritmo di sei persone all’ora, quella di New York di 12, quella di Lagos di 58. Le conseguenze di questa crescita esponenziale pongono domande di difficilissima soluzione: quali scelte possono rendere una città sostenibile e sicura?
Il Marina Bay Sands rappresenta una delle trasformazioni possibili di una metropoli in una megalopoli: il grattacielo del futuro, un microcosmo radicato nella vita e nella cultura di una città, che contiene tutto quello di cui hanno bisogno i suoi abitanti, dai luoghi di divertimento ai supermercati, dai negozi ai giardini.
«Era l’idea dei teorici del Movimento Moderno, architetti come Le Corbusier o Lloyd Wright: con la sovrappopolazione sarebbe sorta la necessità di vivere in edifici città completamente autosufficienti» dice Moshe Safdie, l’architetto americano di origine israeliana che ha progettato il Marine Bay Sands. Oggi le tecnologie per la cattura delle energie rinnovabili e la maggiore sensibilità per l’ambiente rendono fattibile l’idea di edifici sostenibili e autosuffiicienti. Dal punto di vista architettonico questa idea era già sorta a cavallo tra le due guerre: «La nuova architetttura di edifici-città a misura d’uomo di Le Corbusier si basava su alcuni concetti chiave» spiega Safdie. «Uno di questi era rappresentato dal tetto-giardino realizzabile grazie al calcestruzzo armato. Noi abbiamo applicato gli stessi principi con il risultato di rendere più fresco e vivibile l’edificio». Nei tetti-giardini del futuro verranno coltivate le piante necessarie per la sopravvivenza della comunità. Al momento, quello del Marina Bay Sands e la piscina assolve la funzione importante di ridurre l’assorbimento dell’edificio contribuendo a una riduzione della temperatura dai 3 ai 10 gradi a seconda della stagione.
«Il roof-garden era un concetto su cui ho puntato sin dall’inizio. Direi che l’idea stessa della nave è venuta da lì: nei primi disegni, l’edificio era perfettamente simmetrico così da dare un effetto simile a quello di un edificio di regime» racconta Safdie. «Per evitare questa spiacevole conseguenza, ho decentrato il giardino e ho modificato la struttura. A quel punto mi sono accorto che il tetto somigliava a una nave. Allora mi sono detto: perché no? Perché non disegnare proprio una nave?». Aggiunge l'architetto milanese Enrico Pietro Mazzarella: «Un roof garden di quelle dimensioni e a quell’altezza, utilizzato come spazio pubblico, esisteva solo nella nostra memoria collettiva di film di fantascienza. Ciò che avevamo visto fin ora, in ogni parte del mondo, erano tutt’ al più grandi terrazze di milionari o di sedi di corporations, spazi tutto sommato limitati e privati. In questo senso, il Marina Bay Sands è il manifesto dell’architettura del futuro prossimo».
Così come è stato pensato, il Marina Bay Sands rappresenta un’idea di edificio-città inaccessibile ai poveri, come ammette lo stesso Safdie: «Il problema di come integrare le classi meno abbienti è ancora tutto da risolvere in ogni parte del mondo». Se Singapore con progetti del genere diviene sempre più una sorta di Manhattan, cioè un’area dove potrà vivere solo la gente benestante, d’altra parte altre città hanno ugualmente fallito su questo piano. Parigi non è riuscita a integrare le classi più povere, relegate negli anelli esterni della periferia. D’altra parte Berlino, più alla portata dei meno ricchi, non appare ancora una città davvero cosmopolita.
Sheldon Adelson, presidente del Consiglio di Amministrazione di Las Vegas Sands Corp, la società del Nevada che possiede e gestisce il Marina Bay Sands, dice che si prevedono dai 125mila ai 150mila visitatori al giorno, di cui 25mila solo per il casinò. Con i suoi investimenti, Adelson ha già contribuito a trasformare la città di Las Vegas da meta dei giocatori d’azzardo a un centro di affari e di hotel di altissimo livello. Adesso rivela di avere in cantiere un progetto simile ma molto più contenuto nelle dimensioni a Budapest e di voler investire anche in un paese mediterraneo. Difficile credere che in un'Europa in crisi ci possa essere una domanda comparabile a quella di Singapore. Gli investimenti di Adelson si stanno non a caso concentrando in Asia per accogliere la domanda del nuovo tipo umano, il businessman che si muove rapido da un continente a un altro cercando il divertimento in hotel raffinati.
Per la coesistenza di diverse etnie e religioni e per la rapidità con cui avvengono le trasformazioni, Singapore rappresenta un laboratorio della città del futuro. In questo senso, il Marina Bay Sands non è solo un edificio magnificente ma anche l’immagine di un futuro che sta per arrivare nei paesi ricchi e ad alta densità di popolazione.
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