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Ondate di calore: più probabili a causa del clima che cambia

Uno studio americano mette in relazione il riscaldamento globale con le temperature estreme registrate in Usa e Gran Bretagna nel 2011

Ondate di calore: più probabili a causa del clima che cambia Ondate di calore: più probabili a causa del clima che cambia
A caccia di fresco (Credit: Ansa/Matteo Bazzi)

Tag:  ambiente caldo cambiamento climatico clima

di Marta Buonadonna

Aspettando che passi Minosse e paventando l'arrivo di chissà quale altro diabolico anticiclone africano, stiamo vivendo l'estate più calda degli ultimi 50 anni, con temperature che fanno impallidire quelle ci erano parse roventi nel 2003. Si tratta di un fenomeno globale con risvolti sorprendenti: il caldo intenso che sta assediando anche gli Stati Uniti sembra essere riuscito, assai più degli studi scientifici, a convincere gli americani che il cambiamento climatico sta realmente avvenendo e che va preso molto su serio.

Quello che il senso comune suggerisce anche ai più scettici lo conferma uno studio dei ricercatori del NOAA (National Oceanic and Atmosferica Administration) pubblicato sul Bullettin of American Meteorological Society, dal quale emerge che il riscaldamento globale ha di fatto reso più probabili eventi climatici estremi come la siccità che ha colpito il Texas nel 2011, o le temperature insolitamente miti regitrate nel novembre dello stesso anno in Gran Bretagna.

Grazie a un'analisi dei dati storici, gli autori sono stati anche in grado di abbinare numeri precisi a questa "maggiore probabilità", spingendosi a dire che l'ondata di calore registrata in Texas lo scorso anno è stata resa 20 volte più probabile dal global warming rispetto agli anni Sessanta. E che l'insolito tepore dell'autunno inglese è stato reso addirittura 62 volte più probabile dal cambiamento climatico.

Non ci sarebbe invece alcun collegamento tra il riscaldamento globale del pianeta dovuto alle emissioni di gas serra e le terribili alluvioni che hanno devastato la Thailandia lo scorso anno: eventi di quella portata non sono fuori dalla norma in quella zona del globo, quel che è cambiato, semmai, è la vulnerabilità del territorio e delle popolazioni locali. Cambiamenti nell'uso del suolo e nella gestione delle acque, si legge nel rapporto, hanno avuto probabilmente un ruolo più importante nel disastro.

Ma al di là degli eventi eclatanti, quali sono state più in generale le ripercussioni dei cambiamenti climatici sul pianeta nel 2011? Il rapporto sullo Stato del clima, pubblicato dalla NOAA, fornisce ben pochi motivi di ottimismo. La regione dell'Artico ha continuato a scaldarsi più rapidamente rispetto al resto del pianeta e il livello dei ghiacci artici ha toccato il secondo record storico negativo. A causa delle precipitazioni eccezionali nel 2010 il livello globale dei mari si è abbassato, perché moltissima acqua si è spostata dagli oceani alla terraferma. Ma per la fine del 2011 l'acqua è tornata al mare il cui livello ha ripreso inesorabilmente a salire.

Anche questo 2012, per il quale già si parla di caldo record, è destinato a fornire dati interessanti agli studiosi del clima. A beneficiarne sarà purtroppo soltanto la credibilità dei climatologi. Dopo un inverno mite e una primavera calda, uno studio della Università di Yale ha stabilito che gli americani che credevano al cambiamento climatico erano passati dal 57% (gennaio 2010, nel bel mezzo di un gelido inverno) al 66% (pochi afosissimi giorni fa). A dimostrazione che è il tempo che fa, più di qualunque altra cosa, a influenzare l'opinione pubblica sul discorso climatico.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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