CONTINUA IL VIAGGIO NEL DIARIO DI ROBERT FALCON SCOTT ALLA SCOPERTA DELL'ANTARTIDE (la prima parte del racconto )
La corsa al Polo Sud è stata un duello tra uomini completamente diversi per inclinazioni e caratteristiche. Amundsen voleva a tutti i costi essere il primo a raggiungere il Polo; non aveva altre ambizioni. Scott, al contrario, puntava a raccogliere una vasta messe di nuovi dati scientifici, benché sotto sotto non disdegnasse quel primato.
Entrambi erano capitani di nave, ma mentre Scott era ufficiale della marina britannica Amundsen veniva dalla marina mercantile. Così, mentre il primo interpretava il suo rapporto con i compagni nel più rigido stile militare, il secondo era più propenso alla discussione nei momenti più critici e nelle scelte più ardue.
Anche il loro rapporto con la natura era diametralmente opposto. Amundsen in questo era uno scandinavo perfetto: aveva un forte sentimento di rispetto verso le forze della natura e nel contempo voleva vivere un rapporto di simbiosi con essa. Scott ne era distante e sentiva di doverla combattere come se questa fosse un esercito nemico.
Nel 1910, anno in cui le due spedizioni cominciarono, il Polo rappresentava per l’impero inglese un’ulteriore prestigiosa conquista; per la giovane nazione norvegese, da poco separata dalla Svezia, un’opportunità di espansione.
Su quel che successe dopo, queste differenze abbero un peso determinante. A partire da come i due si prepararono alla spedizione. Amundsen la ritenne un’impresa di mare e di terra. In questo senso, la morfologia della Norvegia, con i suoi fiordi e il suo mare aperto erano state un’ottima palestra. Scelse 19 uomini, tutti abilissimi sciatori, alcuni dei quali suoi compagni anni prima nel passaggio a Nord Ovest, dalla baia di Baffin allo stretto di Bering.
Caricò sulla sua nave, chiamata Fram, cento cani tra cui cagne fertili. Questi non erano propriamente norvegesi ma nativi di popoli artici come gli esquimesi. Nemmeno la tecnica dei cani da slitta lo era; Amundsen l’aveva imparata dalle tribù siberiane e della Groenlandia. Era deciso a usare non la moderna tecnologia ma i trucchi e le conoscenze delle popolazioni adattate ai climi freddi.
Al contrario di Scott, Amundsen era equipaggiato con indumenti di pelliccia che vestivano larghi. Anche quella era una lezione della tribù dei Netsilik durante il passaggio a Nord Ovest: l’aria doveva circolare per impedire la sudorazione, fatale nel momento in cui si ghiacciava.
Per Scott i cani erano solo una parte, nemmeno la più importante, dell’impresa. C’erano anche 19 pony della Manciuria e slitte a motore. Nella sua mente, i cani non avrebbero mai retto fino alla fine, le tecnologie più avanzate rappresentavano invece la risorsa più importante. Eventualmente, pensava, uomini da soli avrebbero trascinato le slitte se ce ne fosse stato bisogno.
La Terra Nova, la nave di Scott e i suoi 65 uomini, raggiunse la Nuova Zelanda il 29 Novembre 1910 e il 4 Febbraio 1911 apparve nella Baia delle Balene, a una latitudine di circa 78 gradi. Improvvisamente, gli inglesi si trovarono la Fram di Amundsen appena dietro. Sebbene Scott avesse avuto notizia di Amundsen durante il viaggio, dire che era sorpreso è poco.
Il mese di Settembre, con la fine dell’inverno, era il momento giusto per la marcia finale verso il Polo. Il 3 di Settembre Scott scrisse nel suo diario:
« The weather still remain fine, the temperature down in the minus thirties. All going well and everyone in splendid spirits»
(Il tempo è ancora bello, la temperatura è giù di trenta gradi. Tutto sta andando bene e ognuno è in splendida forma di spirito).
Dal canto suo, appena cinque giorni dopo Amundsen scriveva:
«Today we got off at last - but not without setbacks. When the dog teams were harnessed to all the sledges, HH’s and W’s dogs bolted, as a result of which they had to chase them for a long distance before catching up with them. It was only at 12.30 p.m. that we could set off from the starting place. The skiing has been brilliant today. I have rarely had such good skiing. I myself am in the lead, while the others follow, each with their dog team»
(Oggi siamo finalmente partiti - ma non senza battute d’arresto. Quando le squadre di cani erano già attaccate a tutte le slitte i cani di HH e W sono scappati e loro hanno dovuto rincorrerli per una lunga distanza prima di acchiapparli. Solo alle 12.30 siamo riusciti a partire. Sciare è stato magnifico oggi. Raramente ho sciato così meravigliosamente. Io sono alla guida, gli altri seguono con le loro squadre di cani).
La battaglia per il Polo Sud era cominciata.
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