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Farmaci, arriva la nuova ricetta: ecco che cosa cambia da oggi

Il medico può indicare il nome commerciale del farmaco solo nel caso che sia "non sostituibile" e dopo aver motivato la scelta. Per le associazioni di categoria risparmi fino a 700 milioni di euro. Le opinioni di Foresti (Assogenerici) e Scaccabarozzi (Farmindustria).

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Tag:  farmaci farmaci generici principio attivo spending review

Ricette mediche, via alla rivoluzione. Da oggi i medici dovranno indicare il principio attivo del farmaco al posto al posto del suo nome commerciale. La norma è prevista dalla legge sulla spending review, approvata in Senato il 6 agosto scorso, e da ieri è in Gazzetta Ufficiale.

In pratica, questa indicazione è necessaria per ottenere la consegna, da parte del farmacista, del medicinale con onere a carico del Servizio sanitario nazionale. Il medico può comunque indicare un medicinale specifico a base dello stesso principio attivo: in questo caso, però, questi deve spiegare, in maniera sintetica, le motivazioni che lo spingono a considerare quel determinato farmaco insostituibile. E indicare nella ricetta che il farmaco non è sostituibile.

Il farmacista, a sua volta, è tenuto a fornire al paziente il medicinale con il prezzo più basso fra quelli a base del principio attivo indicato dal medico. Se più medicinali hanno il prezzo più basso, potrà essere consegnato uno qualsiasi di essi, eventualmente secondo la preferenza dell'assistito.

LE DISPOSIZIONI DEL MINISTERO

Il ministero della Salute, in una nota, sottolineato che queste disposizioni “non riguardano le terapie croniche già in corso per evitare possibili, seppur rari, inconvenienti nel passaggio da un medicinale all'altro, sia pure di uguale composizione”. Resta ferma la possibilità per il paziente, già prevista nel  decreto “Cresci Italia” dello scorso gennaio di richiedere al farmacista un medicinale, sia equivalente che di marca, con lo stesso principio attivo ma con un costo più alto, pagando a proprie spese la differenza di prezzo rispetto al farmaco meno costoso

Il ministero ha puntualizzato anche che “i medici conoscono correttamente i principi attivi dei prodotti farmaceutici, e in ogni caso nelle liste pubblicate dall'Aifa i prodotti sono già raggruppati anche per principio attivo”. In una nota del 9 agosto, il dicastero della Salute ha specificato che la legge “non prevede eccezioni alla immediata applicazione della nuova disciplina, non appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale. I sistemi informatici saranno adeguati nel corso dei prossimi due mesi. Nel frattempo, i medici di medicina generale potranno ricorrere alla prescrizione con il software a propria disposizione. La Fimmg sostiene che “i medici non sono ancora pronti e che serviranno oltre trenta giorni per adeguarsi alle novità”. Intanto, il sindacato dei medici di base chiede un tavolo di confronto al ministero.

LE REAZIONI

Qualche giorno fa Panorama.it aveva chiesto a Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici , e Massimo Scaccabarozzi, numero uno di Farmidustria , un parere a riguardo. “Il mondo del farmaco è più vicino all'Europa.  Sono molto soddisfatto per la scelta fatta dal Governo, ed in particolare dal ministro Balduzzi, di sancire una volta per tutte che è il principio attivo a curare e non la marca.  I medici, da sempre studiano il principio attivo e non la marca. Questo avviene in Europa e nel resto del mondo, dove il prodotto è unico”, aveva dichiarato il primo. Di parere opposto il secondo: “Non vorrei che, spingendo il medico a prescrivere solo il principio attivo, si finisca per creare un mercato protetto per i prodotti senza marca. Se si vuole un mercato favorito per chi vende i generici, questo provvedimento va in questa direzione. con il forte rischio che almeno 20 mila posti di lavoro vadano persi nell'industria farmaceutica e nell'indotto.

Per Federconsumatori e Adusbef , “finalmente entra in vigore la normativa che permette anche nel nostro paese l'utilizzo dei farmaci equivalenti in misura maggiore di quanto fatto colpevolmente sin d'ora attraverso una pessima informazione, a volte intenzionalmente voluta. La percentuale di fruizione di questi farmaci oggi si attesta in Italia attorno un 16-18 per cento contro quelle di altri paesi ben più elevate e con punte del 40-50 per cento. Con la nuova normativa, si potranno avere risparmi per 6-700 milioni di euro annui”.

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