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Ecco cosa significa il pianto dei bambini

I neonati piangono spesso e con urla molto acute. Come decifrare il linguaggio dei più piccoli

Ecco cosa significa il pianto dei bambini Ecco cosa significa il pianto dei bambini
Ecco i principali significati del pianto dei bambini molto piccoli. Credits: Schahriyar Eghbaly / Illustration Rafal Piekarski
di Eleonora Lorusso

Appena nati, la prima cosa che fanno è un bel pianto. Per "aprire i polmoni", ci hanno insegnato nonne e ostetriche. Poi seguono i primissimi vagiti, i più semplici da placare, perché dettati soprattutto dalla fame. I problemi, però, iniziano dopo pochi giorni, quando il pianto dei neonati diventa più "vigoroso", la loro voce più forte e chiara (anche se troppo spesso non è altrettanto chiaro cosa li faccia piangere). Ecco allora che alcuni esperti tedeschi hanno cercato di mettere a punto una sorta di vademecum, in sei punti. Una casistica dei motivi più frequenti delle urla dei piccoli, riportata dalla Bild, per tradurre in parole quei suoni, che possono arrivare fino a 120 decibel.

Il più frequente motivo di pianto, dicono gli esperti tedeschi , è la stanchezza: nei primi tre mesi di vita i bambini hanno bisogno di dormire, quanto di mangiare. Il nuovo ambiente, le luci, gli stimoli, li stancano e di frequente il bisogno di tranquillità e sonno si traducono in pianto.

Al secondo posto, i tedeschi mettono il bisogno di non sentirsi soli. Dopo essere stati per nove mesi nella pancia della mamma, i piccoli sentono la necessità di un contatto ravvicinato col genitore. Ecco perché è importante abbracciarli e spesso, non appena presi dalla culla, smettono di piangere, rassicurati. Solo successivamente - scrive la Bild - anche la voce materna potrà rassicurarli. In realtà su questo punto non tutti sono d'accordo, perché in molti ritengono che la voce della mamma sia riconoscibile dal feto anche prima della nascita.

Al terzo posto tra le possibili cause di pianto ci sono i primi dentini che devono spuntare. A partire dai 5 mesi circa, la dentizione è tra i motivi di tante nottate in bianco per i genitori e di tante urla da parte dei bambini. Un anello da dentizione o le apposite cremine possono dare sollievo ai piccoli.

Al quarto posto della casistica tedesca, si trova poi la fame: specie le prime settimane, l'allattamento o il biberon sono una prarica frequente nell'arco del giorno e della notte.

Anche il pannolino sporco è tra le cause delle urla dei piccolissimi, che sentono il bisogno di essere cambiati con frequenza. Infine, si legge sulla Bild, attenzione ai mal di pancia, che provocano spesso pianti.

Fin qui nulla da dire, anche se in Italia la scala delle priorità dei bambini è un po' diversa. Secondo Riza, rivista specializzata nel benessere di adulti e bambini, il motivo principale del pianto di un neonato tra i 2 e 4 mesi è proprio la fame, a causa dei cosiddetti "scatti di crescita", ovvero un aumentato fabbisogno di latte da parte dei piccoli. Segue il pianto da sete, specie in giornate calde o dopo un pasto molto calorico o concentrato; c'è poi il pianto legato ad altri bisogni, come caldo, freddo, sonno o disagio per vestiti troppo stretti o stimoli ambientali molto forti, come rumori.

Un tipo di pianto particolare è poi quello da dolore: è contraddistinto da acuti più lunghi del solito, più intensi e inconsolabili, magari con la comparsa di dispnea (pochi secondi nei quali il bimbo trattiene il respiro e diventa rosso in viso). In questo caso le principali cause possono essere coliche, mal d'orecchio, dentizione.

Verso i 7/9 mesi, poi, le urla sono dettate anche da altri bisogni. Sempre secondo la rivista di Raffaele Morelli, medico, psichiatra e scrittore, il pianto diventa uno strumento per esprimere il disagio e la paura dell'abbandono o la presenza di altri adulti estranei. In ogni caso, oltre a molta pazienza, è fondamentale ricordare che il pianto è un modo per attirare l'attenzione della mamma, soprattutto nei primissimi mesi di vita. E in genere le mamme sviluppano molto rapidamente la capacità di riconoscere e rispondere alle esigenze dei figli.

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