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Cern, torna il superacceleratore. Ed è ancora più potente

Cern, torna il superacceleratore. Ed è ancora più potente Cern, torna il superacceleratore. Ed è ancora più potente
di Redazione

di Barbara Gallavotti

Dopo circa tre mesi di pausa tecnica, l’acceleratore LHC del Cern di Ginevra scalda i muscoli, e nel farlo già supera se stesso. In questo momento infatti, all’interno del gigantesco anello del Cern, le particelle si scontrano producendo urti con un’energia mai raggiunta prima: otto TeV, cioè 8 mila miliardi di elettronvolt (fino a dicembre gli urti avvenivano a sette TeV). Un’energia maggiore aumenta le probabilità di produrre l’inafferrabile bosone di Higgs , la preda più ambita di LHC. Ma anche quelle di ottenere le particelle supersimmetriche, un altro degli obiettivi dei fisici del Cern (vedi articolo precedente sugli Higgs multipli).

Per ora in realtà le particelle in circolazione sono ancora relativamente poche, ma nel giro di qualche settimana la macchina dovrebbe arrivare a pieno regime. Si produrranno allora i nuovi dati che i due esperimenti Atlas e Cms aspettano con la stessa impazienza con cui un contadino del deserto aspetta la pioggia, perché sono essenziali per confermare gli indizi che a dicembre avevano indicato la possibile scoperta del bosone di Higgs.

Intanto, tra l’attesa forzata che LHC riprenda del tutto a funzionare e l’eccitazione di intravedere il traguardo, la comunità dei fisici si è informalmente divisa. Molti fisici sperimentali continuano a dubitare dell’esistenza del bosone, e continueranno a farlo fino a che i loro strumenti non li metteranno di fronte a prove incontrovertibili. I fisici teorici però sono molto più ottimisti e qualcuno è pronto a scommettere che la lunga e caccia alla dannata particella sia finalmente chiusa.

A seguire le voci si può pensare che la comunità sia piuttosto confusa, eppure entrambi gli schieramenti hanno le loro ragioni.

Già con i dati presentati a dicembre i fisici sperimentali hanno potuto affermare di aver visto un «qualcosa» con una massa intorno a 125 miliardi di elettronVolt (GeV), ma quel «qualcosa» non è ancora una scoperta: potrebbe essere una illusione ottica o una fluttuazione statistica. Per essere certi di aver scoperto il bosone occorrono ancora altri dati, come hanno ripetuto allo stremo.

Dal canto loro i fisici teorici sottolineano che, sebbene il bosone non sia ancora stato veramente osservato, sappiamo già con certezza che se esiste deve avere proprio una massa intorno a 125 GeV, perché tutti gli altri possibili valori sono stati esclusi in anni di esperimenti. Possiamo immaginare la ricerca della particella come la caccia a un pesce rarissimo che avrebbe potuto nascondersi in diversi laghetti. Oggi tutti gli specchi d’acqua sono stati prosciugati tranne uno: dunque, se il pesce esiste, è là che deve trovarsi. E guarda caso, proprio in quel laghetto si è già visto muoversi qualcosa, perché come abbiamo detto gli indizi ottenuti da Atlas che Cms puntano verso l’esistenza una particella con massa di 125 GeV. Se  aggiungiamo che tutti i modelli teorici più accreditati prevedono che l’Higgs esista, ecco spiegato perché può sembrare logico ritenere di averlo già nella rete.

Albert Einstein trovava improbabile che Dio giocasse a dadi, e molti ritengono ancora più difficile che si diverta con tiri mancini. Ma non si sa mai, perché non sarebbe la prima volta che la natura non si riconosce nel ritratto che le abbiamo fatto.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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